Sistemi a massa variabile e dissertazione sui missili

a cura di

Gaetano G. Perlongo

(1996)


Indice

Nota introduttiva

Sistemi a massa variabile

Accenno ad alcune questioni tecniche sui missili

Postfazione

Bibliografia

 


Nota introduttiva

Propongo in questa sezione ipertestuale una lezione, tenuta nella biblioteca dell'Istituto di Fisica Sperimentale dell'Università degli Studi di Palermo, subordinata ai sistemi a massa variabile con relativa dissertazione nel campo missilistico.

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Sistemi a massa variabile

(...) (II) Quando un sistema materiale ha massa costante, basta conoscere il risultante delle forze esterne, per calcolare l'accelerazione del centro di massa del sistema. Se il sistema materiale non ha massa costante, è invece necessario ricorrere direttamente alla prima equazione cardinale della dinamica:

Per illustrare come questa relazione possa essere usata nel caso generale cominciamo col considerare un esempio notevole, cioè un razzo la cui propulsione derivi dalla espulsione ad alta velocità dei propellenti di combustione del propellente. Descriviamo il fenomeno in un sistema di riferimento inerziale che per brevità chiameremo sistema di laboratorio. Se è la quantità di moto del razzo all'istante t, si ha:

dove e sono rispettivamente massa e velocità del razzo all'istante t. Nell'intervallo elementare di tempo a partire da t, sia dm la quantità di materia espulsa dal razzo e sia la velocità media nel laboratorio del materiale espulso. Poiché l'espulsione di massa avviene in virtù di forze interne, per il 3° principio della dinamica, essa non produce variazione di quantità di moto del sistema (razzo+materiale espulso); e dunque la derivata della quantità di moto del sistema (razzo+materiale espulso) dovrà essere uguagliata al risultante delle forze esterne. All'istante t+, si ha per il sistema (razzo+materiale espulso):

per cui

Dividendo per e passando al limite per , si ha:

Considerato che la variazione di massa M del razzo è dovuta proprio alla espulsione di propellente (dm=-dM), si ha:

per cui l'equazione (5) diviene:

relazione che sostituita nella (1) fornisce infine:

In realtà la (8) vale in generale, sia nel caso che il sistema espelle massa sia nel caso che esso riceva massa dall'ambiente: la differenza nei due casi sta solo nel diverso andamento di (e in particolare nel diverso segno di ) nonché nel diverso valore di v. Per avere un maggior background sul comportamento del razzo, si preferisce conoscere la variazione della velocità del missile, in funzione del propellente espulso. Nell'ipotesi che il moto avvenga in una sola dimensione (sia essa la direzione dell'asse delle x) per cui la (8) si riduce (considerato che ) all'equazione scalare:

Si ha inoltre : infatti la suddetta differenza rappresenta la velocità del propellente rispetto al razzo, e sappiamo che tale velocità relativa è negativa (perché opposta al moto) e in modulo pari a VR. Per cui:

sapendo le variabili si ha:

e integrando fra l'istante iniziale t0 e l'istante t:

da cui

e dunque infine:

dove e rappresentano rispettivamente la velocità del razzo e la sua massa all'istante iniziale t=t0. Se si suppone che la massa del missile sia una funzione lineare del tempo, cioè che si abbia , dove è il tasso di consumo del combustibile, l'equazione (14) può essere scritta nel seguente modo:

Esempio)

(III) Il veicolo spaziale Saturn V lanciato dagli Stati Uniti nell'ambito del programma Apollo, che il 20 luglio 1969 portò un uomo sulla luna, è stato uno dei veicoli spaziali più grandi mai realizzati. I razzi del suo primo stadio avevano una spinta di 34 MN e, prima dello spegnimento e del successivo distacco del primo stadio, erano in grado di bruciare ben 13.8 t di combustibile al secondo per un totale di 150 sec. La massa iniziale totale era di 2850 t. Trascurando la resistenza dell'aria e la gravità, calcolare la velocità di Saturn V al momento dello spegnimento del primo stadio.

Essendo il tasso di consumo del combustibile , la velocità di uscita del gas combusto al momento dello spegnimento del primo stadio è cioè . La massa del veicolo è perciò

massa del propellente) M=2850-2076=774 t e la velocità corrispondente è di 3203 m/sec. (verificatelo applicando la 14). La velocità effettiva di Saturn V nel momento considerato, tenendo conto della gravità e della resistenza dell'aria, era di 2400 m/sec.


Accenno ad alcune questioni tecniche sui missili

(I) Come abbiamo visto le caratteristiche fondamentali del razzo sono sintetizzate nella formula (14):

Se con Mpr si indica la massa del propellente è ovvio che sarà la massa del razzo vuoto e dell'eventuale carico utile. Tale velocità costituisce però un valore limite che non può essere raggiunto a causa principalmente della resistenza dell'aria e del campo gravitazionale della Terra: fino al 10% circa della velocità finale può essere perduto per la resistenza dell'aria (dipendente dalla traiettoria descritta dal razzo nella sua ascesa) e il 20%-30% e anche più per gravità (dipendentemente dal tempo di attività del getto). D'altra parte, contro questa ed altre perdite, bisogna tener conto del guadagno che si ottiene, se il lancio è effettuato verso oriente, per effetto della rotazione terrestre: tale guadagno sarebbe massimo all'equatore, dell'ordine del 6%. L'equazione (14) dice chiaramente che per aumentare la velocità del razzo è più conveniente far crescere il termine relativo alla velocità di combustione dei gas che non quello contenente il rapporto tra le masse. Per ottenere quindi, una velocità uguale a VR si dovrebbe costruire un razzo in cui il propellente costituisce il 63% della massa iniziale cioè avesse una massa 1.7 volte maggiore di quella finale. Vediamo perché: quando il da cui

Per , seguendo lo stesso ragionamento su esposto, dovrebbe essere ; per , , e così via. Ma già la seconda condizione è al limite delle possibilità tecniche di attuazione. Non è certo obiettivo di questo lavoro nel soffermarsi sui numerosi e complessi problemi ingegneristiche che si presentano nella costruzione di un razzo. Tuttavia, si può generalmente dire che essi sono collegati alle esigenze espresse dalla (14) e condizionate dalla scelta del propellente.

 


Postfazione

A chiusura di questo modesto lavoro, che sintetizza il mio interesse nel campo dell'astronautica, sento il dovere di ringraziare il personale della biblioteca dell'Istituto di Fisica Sperimentale dell'Università degli Studi di Palermo, per avermi messo a disposizione il materiale bibliografico.

 


Bibliografia

·         (I) Conforto, A.M., Satelliti artificiali e problemi relativi, "Giornale di Fisica", Bologna, maggio-agosto 1957;

·         (II) Menucci, C., Silvestrini, V., Fisica 1, vol.1, Bollati-Boringhieri, Milano;

·         (III) Roller, D.E., Blum, R., Fisica, vol.1, Zanichelli, Bologna, 1984.

 


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