Articolo pubblicato ne "Il Siculo", Partinico (Palermo), n.5, ottobre/novembre 2002.

 

Ettore de Conciliis, Murale del Borgo di Dio, Trappeto (Palermo)


 

Di la terra mia, la raccolta poetica di Matteo Formica

di Gaetano G. Perlongo

 

 

Le strade della poesia conducono sempre alla ricerca e alla conoscenza dei valori fondamentali dell’uomo, per l’uomo, per la sua dignità, all’indagine e alla ricerca delle sue radici, storiche, culturali, artistiche che portano ad un ritorno sperato e cercato da tempo immemorabile. Sui sentieri impervi della memoria quest’opera di Matteo Formica, Di la terra mia (con la prefazione di Ugo Zingales), Edizioni ASLA, Palermo 2002, fiorisce d’immagini e parole che provano a comunicare quanto si è cercato di trattenere e di non disperdere nel tempo. E solo la voce di un creativo come Formica, pittore-poeta con un bagaglio di vita e d’esperienze, poteva, così iconograficamente, offrire un quadro esplicativo dei versi edificati. Franco Tralli, della Nort West London University, scrive: «Matteo Formica… …dipinge per esplosioni interne, per assalti d’affetto e per raccontarsi». Terna strutturale che troviamo anche nella sua poesia, «L’anima è resa già pura / dal profondo silenzio / che regna nello studio, / ed i pennelli gioiscono / fra le mani; / con i colori creano / armoniose masse / sulla tela / che contemplano / l’insieme d’una ispirazione / nata umile e maestosa». La silloge “Di la terra mia” è un continuo accarezzo del volto della propria terra, del paese natio, Trappeto, che col garbato senso del ritmo e della fluidità “rimata”, dà intimo pathos al lettore occasionale e motivo d’immersione al saltimbanco del verso.

Matteo Formica, Di la terra mia, 2002

 

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