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Le strade della poesia
conducono sempre alla ricerca e alla conoscenza dei valori fondamentali
dell’uomo, per l’uomo, per la sua dignità, all’indagine e alla ricerca delle
sue radici, storiche, culturali, artistiche che portano ad un ritorno sperato
e cercato da tempo immemorabile. Sui sentieri impervi della memoria
quest’opera di Matteo Formica, Di la terra mia (con la prefazione di
Ugo Zingales), Edizioni ASLA, Palermo 2002, fiorisce d’immagini e parole che
provano a comunicare quanto si è cercato di trattenere e di non disperdere
nel tempo. E solo la voce di un creativo come Formica, pittore-poeta con un
bagaglio di vita e d’esperienze, poteva, così iconograficamente, offrire un
quadro esplicativo dei versi edificati. Franco Tralli, della Nort West London
University, scrive: «Matteo Formica… …dipinge per esplosioni interne, per
assalti d’affetto e per raccontarsi». Terna strutturale che troviamo anche
nella sua poesia, «L’anima è resa già pura / dal profondo silenzio / che
regna nello studio, / ed i pennelli gioiscono / fra le mani; / con i colori
creano / armoniose masse / sulla tela / che contemplano / l’insieme d’una
ispirazione / nata umile e maestosa». La silloge “Di la terra mia” è
un continuo accarezzo del volto della propria terra, del paese natio,
Trappeto, che col garbato senso del ritmo e della fluidità “rimata”, dà
intimo pathos al lettore occasionale e motivo d’immersione al saltimbanco del
verso. |

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