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Di Gaetano G. Perlongo, Cielo
Dolci, pittore figlio di Danilo Dolci scrive: “…Come pochi con sensibilissima
intuizione, acuto connettere scientifico del pulsare cosmico dell'esistere,
chiarissimo Gaetano registra e traduce: poetando e (quasi da contatore
Geiger) riconnettendo versi filtrati dal proprio percettivo pulsare - IL TUTTO
CON-PRENDE”. Come
il diario di un viaggio, per nutrire i ricordi “La licantropia
del poeta” è il lavoro scolpito da un sapiente artigiano
che riveste di parole ogni sua emozione.
Figlio dei due precedenti scritti di Gaetano G. Perlongo: “Il
tenero amplesso tra l'Aleph e l'universo” e “Il
frontespizio dell'alba”;
questa antologia, che già da tempo aveva raggiunto una propria maturità
ed una propria autonomia narrativa con la realizzazione di poesie
e riflessioni come “Le confidenze di Friedrich”
o “Poesia per voce solista” o ancora il “Valzer
della solitudine” è ora un diario di viaggi e ritorni. In
realtà, almeno in parte, già “Il frontespizio dell'alba”
fu una rivisitazione in versi del “Il tenero amplesso tra
l'Aleph e l'universo” ma il continuo mutare delle scenografie
è forse la caratteristica più interessante e peculiare dell'autore,
che mai smentisce la sua formazione scientifica da cui probabilmente
deriva il suo irrinunciabile, intrinseco e perpetuo ego, che è precisione
emozionale e continua ed approfondita ricerca. “La licantropia
del poeta” è ora il sentiero che guida il lettore, e l'autore
stesso, nell'avventura dello scoprire e dello scoprirsi, attraverso
una ricerca continua e profonda nel proprio cuore e nella natura;
una ricerca nella mente e nei sogni; nel dubbio e nel chissà. “La
licantropia del poeta” rappresenta le metamorfosi di un
uomo che dall'indifferenza verso la quotidiana burocrazia insorge
di colpo contro i miti del Vossia e la detronizzata sua maestà. È
l’esplosione di chi è bollato antisociale, perché nemico del
bigottismo della morale. Particolarmente
vivo è, in questo lavoro di Perlongo, il vagito della memoria, labile,
delicata, fallace ma vitale memoria; che risalta, ad esempio, nella
sconvolgente “Carovana di mare” con i versi: «Preghiera di nazareno /
Ventre / e Palmo di Madre / In questo nido / non mi fu dato entrare
/ ...ma nel mio / continuo / migrare / tra metropolitane
spirituali / sognai una carovana di mare / coi salmi di Isaia
/ e la veggenza di Tiresia... / Odore di Pianto / Odore di
Israele». Ed
altrettanto vivo è lo spirito politico, filosofico e certamente apartitico
che Perlongo esalta in alcune sue forti liriche. In “Badessa Burocrazia”
per esempio egli scrive: «… Nostra signora / figlia bastarda / di madre
qualunquista / edifica nella tua babilonia / le fondamenta del cartesiano /
cogito ergo sum / non incespicare nel sospiro di tramontana / tu sgualdrina /
madrina dell’arroganza / che favelli / in tribale / danza / e ti fregi /
nostra / badessa burocrazia». O ancora in rivolta verso un “presidente
operaio”, in “L’antisociale” leggiamo «…e poi / mi chiamano
“l’antisociale” / perché pretendo di cancellar / il bigottismo della morale /
per lasciar / spazio / ad un verso pastorale… / …svestito dal quel morfismo /
incipriato da sofismo». Per
apprezzare davvero il solfeggio del verso di Perlongo dovremo allora carpire
e capire tra le righe ed i fogli di questi segreti notturni quel qualcosa
che, da stagnante apatia, è poi ira e vendetta, passione e distacco, condensato
potente di sogni, pensieri, emozioni, vestite con l'arte della parola,
svestite con quella della prosa. Separate ed unite il Perlongo filosofo al
Perlongo poeta e, sempre, al Perlongo più fisico e matematico, ricordando di
come il tutto sia sempre le sue parti e di come in realtà tutte queste parti
rimesse insieme non completino mai il tutto che pure erano. Apprezzatene la
vastità di pensiero ed insieme il tormento che non cessa, per aver così la
visione dell'Arca di Emily dalle infinite vele e dissolvervi con l'autore in
brillante preludio col disordine cosmico. Noterete
nei pensieri di Gaetano G. Perlongo l'influenza di Borges, riscoprirete il
biforcarsi dei suoi giardini, rivedrete la malinconia ed il fascino
dell'eternità e vivrete, forse, il turbinio prodigioso di visioni della
muliebre sigma che spossò Borges e sfiorò la Dickinson. E' proprio Borges,
forse, l'autore più vicino a Perlongo per quel suo modo di intendere l'uomo
ed il mondo, quel suo modo paradossale di costruire mondi fantastici fondamentalmente
fatui ed appunto inventati, ma soggettivamente importanti ed influenti
proprio perché costruiti sempre su rigorose basi logiche e su precisi eppur
dinamici modelli di osservazione. Scrive Angelo Manitta, nella mirabile
presentazione al libro di Perlongo: - …in Sogni oziosi di maggio
attraverso un crescendo si giunge alla conclusione: «Ho sognato mio Padre»,
espressione collocata dopo tutta una serie di “Padri intellettuali” che vanno
da Eraclito a Dirac, a Giordano Bruno, Gödel, Russell, Borges, Cantor per
giungere a Pessoa. Attraverso la luce interiore l’uomo si è trasformato in
forza e violenza intellettiva, è andato oltre la propria potenzialità, senza
dimenticare il presente -. E tanti sono infatti gli ispiratori dell'autore:
tra di essi basta accennare a Musil; ai grandi della fisica e della
matematica come Russell, Gödel, Dirac o Cantor. Per non parlare poi di Cechov
e del suo “monaco nero” in cui segretamente l'autore si identifica, o di
Nietzsche, o del grande Danilo Dolci, che Gaetano Perlongo considerò sempre
suo amico e maestro. Ed è proprio sull'orma di Dolci (e soprattutto degli
uomini savi che in suo padre Perlongo rivede) che si sviluppa ed espande
l'ultimo Gaetano G. Perlongo, quello della riflessione sociale e dell'impegno
civico, che si fonde col Perlongo delle rivolte e dei ritorni alle origini in
un impasto mai contraddittorio ma solo complesso, autoconsistente ed
indivisibile; non semplicemente ermetico ma sempre entusiasmante ed
avvolgente. Nello scoprire la dimora del suo dire vedrete così un
intrecciarsi di temi eterni e spesso trascendenti che di certo mai avete
voluto perdere; cercate piano la babelica architettura del pozzo cosmico,
cercate piano, passo dopo passo, l'eternità infinita dell'Aleph, cercate
avidi ogni dubbio senza mai sprezzare il chissà. Quindi sognate, oziosi, di
vedere dentro l'alba e notate come, vicino alla perfezione di un numero non
scritto, resti vivo e anch'esso vero lo sfregio della rimembranza legato alla
politica che correva sui muri e al nido del terzo mondo schiavizzato dal
capitalismo in necrosi, non salvato dall’orgasmo dell’anarchia. Ancora Manitta, scrive: «Per
Perlongo si può davvero parlare di un sincretismo letterario e artistico,
espresso attraverso un profondo equilibrio e soprattutto un’ampiezza di
riflessione che porta alla sublimità». Lasciamo quindi, affidandoci alla
favella della sua penna, che l'autore ci ricordi quanto soggettiva,
irripetibile e personale sia l'esperienza dell'emozione umana e notiamo come,
allo stesso tempo, siano universali e irrinunciabili le sensazioni che noi
stessi siamo. Rispecchiamoci insieme in quello che siamo, che fummo e che
saremo, sentendoci veri ed inventati, potenti e banali, unici ed uguali,
indipendenti e duali. Rispecchiamoci insieme nei sogni che siamo; cerchiamo,
senza posa, per la memoria del feto, teneramente immersi. E per meglio
capire, osserviamo più a lungo quel chierico errante che continua a
vagare, continua a scavare e continua a segnare tracciati nella penombra di
quel dedalo forse che è ogni vita vera; e che continua a forgiare così, senza
liquore e senza pugnale, quell'arnese d'ispirazione (che è coscienza e
tormento) col quale intagliare da sapiente artigiano il chiaro scuro del
frontespizio di un'alba. Osserviamo chi, in fondo, ricerca in tal modo non
l'uscita, ma il nucleo del labirinto di Minosse (ch'è l'universo) nel quale
vaga, tremendo (ma solo per lui), il Minotauro (ch'è l'ignavia dell'uomo
banale e incurante). Disperdiamolo. Ed intagliamo anche noi un nostro chiaro
scuro dell'alba; di quell'alba alla luce della quale possiamo cercare di
capire come qualcuno di noi e come noi stessi, ognuno a suo modo, possa
sentir questo mondo così sfinito ed a volte più vivo ed infinito. La risonanza con l’ambiente culturale Notevole
rilevanza ha avuto la poesia di Perlongo in ambito poetico e culturale. Dopo
aver vinto diversi premi di poesia, non solo a livello locale e regionale, ma
anche nazionale; Perlongo ha ricevuto diversi premi della critica e riscosso
moltissimi consensi entrando in una sorta di fisica ed intellettuale
risonanza col mondo della poesia italiana. Perlongo
è attualmente impegnato nello scrivere un testo teatrale a mo' di silloge, “Il
calabrone ha smesso di volare” e
nella cura dell’ultima opera di Danilo Dolci, rimasta incompiuta per
via dell’arresto cardiaco che il 30 dicembre del 1997 ha portato via dal
mondo il grande mastro maieuta. Perché un e-book Seppur
sia di prossima pubblicazione la versione classica de “La licantropia del
poeta”, è stata premura dell’autore inserire nella rivista telematica de
“Il Convivio”, http://ilconvivio.interfree.it/e_book.htm,
la versione e-book, in anticipazione della versione cartacea. La
multimedialità è sempre stata un fattore di grande attrazione intellettuale
per Perlongo che è fermamente convinto del fatto che la comunicazione di
massa, nonostante questa sia pura utopia, possa raggiungere all’interno della
rete punte di capillarità mai raggiunte prima. Ormai è un fatto noto ed
assodato, il mondo tecnologicamente avanzato comunica tra gli spazi virtuali
del web attraverso ipertesti e per mezzo di una comunicazione multimediale ed
interattiva. Pubblicare un e-book è senza dubbio meno costoso di pubblicare
un testo su carta ed è altrettanto più economico l’acquisto del lavoro da
parte dei lettori. Non indifferenti sono anche i vantaggi derivanti
dall’usabilità e dalla portabilità dei formati digitali che possono
comodamente essere salvati sul proprio computer locale e magari stampati
comodamente in seguito. Certo, va detto che la portabilità dei formati per
e-book, come ad esempio dei formati .lit di Microsoft, non ha ancora
raggiunto livelli eclatanti; ma non vi è assolutamente alcun dubbio sul fatto
che tali formati digitali saranno fra non molto i principali formati di
trasmissione dei documenti digitali. Prova evidente ne è il fatto che i
grandi gruppi editoriali, soprattutto americani, stanno investendo notevoli
risorse finanziare nella progettazione di sistemi di formattazione e lettura
degli e-books con il chiaro intento di abbattere addirittura il primato dei
quasi universali formati .pdf (Portable Document File).
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