Ricordando Danilo Dolci, poeta maieuta
di Gaetano
G. Perlongo
Se
l’occhio non si esercita, non vede
pelle
che non tocca, non sa
se
il sangue non immagina, si spegne.
Pure
provato da fatiche e lotte,
meravigliato
dei capelli bianchi
di
persistere vivo, la tua voce
pudore
ha di poetare:
a
irreprimibile
esigenza,
terra acqua creature
orizzonte,
ti sono adolescenti
parole.
Questa poesia, tratta dal
libro “Creatura di creature”, è stata scritta da Danilo Dolci, una delle
figure più significative della cultura italiana e internazionale del secolo
scorso. Difficile da inquadrare nei limiti di un solo ambito disciplinare,
la sua opera abbraccia diversi campi della conoscenza e si definisce in una
visione attiva dell’intellettuale moderno. Danilo
Dolci nasce a Sesana (Trieste - oggi città slovena) il 28 giugno 1924 da
padre italiano e madre slovena. Dopo aver
conseguito la maturità artistica al Liceo di Brera, si iscrive alla facoltà
di Architettura di Milano.
Nel ‘43 viene
arrestato a Genova dai nazifascisti, riesce a fuggire, si rifugia sulle
montagne abruzzesi e in seguito riesce a passare il fronte e raggiungere
Roma. Nel ‘50 entra a far parte della comunità cristiana d’accoglienza
Nomadelfia, sorta in Emilia in un ex campo di concentramento. Nel 1952 si
trasferisce a Trappeto (PA) dove comincia la sua attività coi più miseri.
Diventano famosi i suoi metodi di lotta nonviolenta: il primo digiuno di
otto giorni in seguito alla morte di un bimbo per fame e freddo; “il
digiuno dei mille” sulla spiaggia di Trappeto contro i moto-pescherecci
fuorilegge; lo sciopero alla rovescia di Partinico del ‘56 per la
ricostruzione di una “trazzera” intransitabile che fu seguito dal suo
arresto; le denunce aperte e documentate contro la mafia e i suoi legami
con il mondo politico locale. In oltre quarant’anni di attività ha subito
intimidazioni, minacce, arresti, tentativi di diffamazione, un sequestro,
diverse condanne. Ma allo stesso tempo gli sono stati attribuiti numerosi e
importanti riconoscimenti tra i quali, nel 1958, il Premio Viareggio per il
saggio “Inchiesta a Palermo”; nello stesso anno il Premio Lenin per la
Pace; nel 1968 laurea honoris causa in Pedagogia dall’Università di Berna;
nel 1969 medaglia d’oro dall’Accademia Nazionale dei Lincei di Roma per la
sua opera di diffusione dei valori umanitari e culturali, nel 1970 Premio
Socrate di Stoccolma per l’attività svolta nel settore della pace e
dell’educazione; nel 1989 a Bangalore, in India, riceve il Premio
Internazionale Gandhi per l’approfondimento dei valori rivoluzionari
nonviolenti. A questi si aggiunge la ripetuta candidatura al Premio Nobel
per la Pace. Sempre da Trappeto e Partinico, dove ha vissuto e lavorato,
Dolci ha continuato la sua opera di promozione civile, culturale ed
educativa, ha fondato un Centro Educativo, ha promosso convegni e seminari
di studio internazionali, e interventi per lo sviluppo delle zone più
depresse; ma soprattutto ha viaggiato in tutta Italia e nel mondo facendo
seminari nelle scuole con bambini, genitori e insegnanti per esplorare i
nessi tra educazione, creatività e sviluppo nonviolento. Ciò
che distingue maggiormente l’esperienza di Dolci è la “valorizzazione
sociale” fondata sul metodo maieutico, ossia sul reciproco scambio, sulla
partecipazione attiva del soggetto e sulla vera comunicazione in grado di
aiutare lo stesso - in analogia con l’azione della “levatrice”, alla quale
rinvia il termine maieutica - a ritrovare in se stesso la verità e a farla
emergere. Poeticamente parlando, come ebbe a dire Bartolomeo Bellanova,
docente di psicologia sociale all’Università di Bologna, «la poesia, così
come si presenta nei versi liberi del poema di Danilo Dolci, è interazione
maieutica che vivifica ogni essere vivente che si rapporta agli altri e ad
altro in un processo di comunicazione. È segno del suo evolversi. È come un
coro di voci in rigenerazione creativa perché “il fiorire e il maturare
urge”. La poesia, quando è maieutica, esplora polifonicamente e insemina il
pianeta terra. Diviene intuizione, pulsione, creatività autentica. La
poesia, quando è maieutica, è vera educazione all’esistere e all’essere persone
creative, innovative, cooperative, dialogiche nel confrontarsi critico e
criticizzante con gli altri abitanti della terra in un rapporto
interculturale dialettico in cui si riconosce la differenza quale valore,
lasciando che tutti, contrariamente a quanto è accaduto, siano in comunione
rigenerativa affinché la giustizia e la pace diventino una realtà tra i
popoli, fino ad oggi così divisi e/o sfruttati per il prevalere di quelli
sorretti da un retaggio di cultura della dominazione».
Danilo è morto il 30 dicembre 1997. Ha
pubblicato molti saggi, raccolte di poesie e inchieste come Chissà se i pesci piangono (Einaudi, 1973), Esperienze e riflessioni (Laterza, 1974), Poema umano (Einaudi, 1974), e tra i più recenti: Gente Semplice (Camunia, 1993), Comunicare, legge della vita (Lacaita, 1994), La legge come germe musicale
(Lacaita, 1994). Le sue opere sono state tradotte, tra l’altro, in svedese, russo, giapponese, ungherese e anche hawaiano. Molti anche
gli studi dedicati a Danilo Dolci tra cui: Gandhi, Dolci e noi di J. Galtung (1957); Danilo Dolci di Aldo Capitini
(1958); Conversazioni con Danilo
Dolci di G. Spagnoletti (1977); Danilo
Dolci educatore di A. Mangano (1992). Danilo è stato mio maestro e la sua
maieutica poesia, strumento di profonda implicazione filosofica:
C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C’è
chi insegna lodando
quanto
trova di buono e divertendo:
c’è
pure chi si sente soddisfatto
essendo
incoraggiato.
C’è
pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.
______
Riferimenti bibliografici: 1) Danilo Dolci, Creatura di Creature, Corbo e Fiori Editori, Venezia, 1983; 2)
Danilo Dolci, Se gli occhi
fioriscono (1968-1996), Martina, Bologna, 1997; 3) Gaetano
G. Perlongo (a cura di), Danilo Dolci nell'accademia del villaggio
globale, Web-Site, http://danilo1970.interfree.it/,
2000.
|